IL PRESIDENTE RACCONTA (storia di una giornata dedicata alla creazione dell'associazione, praticamente un parto...)

Il 23 marzo mi sono recata agli uffici dell'intendenza di finanza per effettuare l'ultimo passo (quello più impegnativo) del cammino di riconoscimento dell'Associazione teatrale. Ho scelto il venerdì, o meglio, lo ha deciso il capo per ragioni di lavoro… il venerdì è il giorno del lavoro logistico, più che commerciale, soprattutto perché all'estero il venerdì è già giorno da week-end, quindi non provate a cercare tedeschi o francesi di venerdì: non vi risponderà nessuno… Mi reco agli uffici pubblici, carica come un portalettere di tutti i documenti compilati e le marche da bollo che mi avevano richiesto nel martedì precedente; sono ansiosa ed emozionata. Arrivo davanti agli uffici alle 8e05, mi metto in fila con altre persone, di ogni età e razza: una piccola torre di babele in orizzontale! Mentre noi aspettiamo guardando a turno l'orologio e scambiandoci sorrisi ironici della serie “non aprono cinque secondi prima neanche se li minacci…”, vediamo passare davanti a noi gli impiegati ritardatari, come donne super tiratissime (il ritardo si spiega…), ragazzi pettinati con bombe a mano (il ritardo non si spiega…), un uomo con una valigetta 24ore ed un'altra borsa a forma di chitarra (che gli servirà in ufficio poi…no comment!), e così via. Gli uffici finalmente aprono: il mio calvario inizia! Vi risparmio i particolari del mio rimbalzare tra i vari uffici, perché magari avete già avuto modo di usufruire dei loro servizi… mi limiterò a raccontarvi gli episodi più divertenti, accaduti durante le ore interminabili di attesa… Ci sono due italiani, un cinese e un impiegato pubblico…no, non è una barzelletta…il cinese si avvicina all'impiegato e dice: “ ??Øìòú”. L'impiegato rimane in silenzio. Cercando di dare ad intendere alla folla intorno di avere la situazione sotto controllo gli risponde: “Ho capito. Vuoi il permesso di soggiorno.” Il cinese, molto educatamente e sempre in stretto dialetto mandarino, gli risponde: “ `²å¦!”. L'impiegato annuisce e inizia a digitare sul computer. Dopo qualche istante, il cinese fruga tra i documenti che aveva portato con sé ed estrae un foglio che porge all'impiegato. Quest'ultimo ci dà un'occhiata. Silenzio. L'impiegato sussurra: “Ah, il permesso di soggiorno già ce l'hai…scusa, che cos'è che vuoi esattamente?” ed il cinese: “ ʸôë!”. L'impiegato comincia a sudare freddo: “Ti manca la tessera sanitaria?” “ ?½Í¨!”. L'impiegato non demorde e tenta di nuovo: “Il codice fiscale?” ed il cinese risponde “ ¶£°!”; a questo punto l'impiegato, avendo esaurito le opzioni, con estrema sicurezza, dice al cinese: “Vabbe', ti faccio il codice fiscale!”. Chissà se il cinese ha ottenuto quello che stava chiedendo… Sto ancora aspettando il mio turno in sala d'attesa; nervosamente guardo per l'ennesima volta il numero sul display in alto: 4. Guardo il numero sul mio talloncino: 52. Sospiro. Il tizio seduto accanto a me (che usa la bestemmia come virgola) mi chiede quale sia il mio numero; sconsolata gli mostro il talloncino. “Bon, dai fie, tant a son tre sportei viers!”. Forse non ha dato un'occhiata agli sportelli, penso. Quindi lo avviso che è operativo un solo sportello…Be', la mezz'ora successiva è stata intrisa di virgole…con l'aggiunta di qualche minaccia di schiaffi a destra e a manca…Poi, finalmente, è arrivato il turno del tipo seduto accanto a me; si alza, raggiunge la scrivania e si siede davanti all'impiegata. Dopo circa un minuto si rialza e va per andarsene; si avvicina bestemmiando: ha sbagliato ufficio! Poverino, penso, ma almeno è UNO IN MENO! Alle 12.11 arriva il mio turno; mi avvicino alla scrivania sperando di avere finalmente tutti i documenti in regola. Be', alla fine, dopo aver spiegato all'impiegata che non eravamo un'associazione ONLUS, pur non avendo scopi di lucro, né un'associazione sportiva, nè tanto meno un'associazione a delinquere, sono uscita dagli uffici in qualità di presidente della compagnia teatrale Picje Dispicje, ufficialmente riconosciuta!!! L'emozione che ho provato è stata grande, sono uscita in strada sospesa su una nuvola, sentivo il cuore gonfio di soddisfazione! La prima cosa che ho fatto è stata scrivere un messaggio a tutte le persone che hanno creduto in questo sogno, ora realtà, per condividere con loro tutta la mia gioia. E questo è il racconto di questa mia speciale mattinata, molto impegnativa, ma, dato il risultato, ne è valsa la pena! Dichiaro il 23 marzo FESTA TEATRALE!

Elena Ferro



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